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Afghanistan, unità ‘canaglia’ delle Sas britanniche si fa squadrone della morte

Secondo il “Sunday Times”, i militari di un reparto delle forze speciali britanniche avrebbero ucciso 33 civili afghani, con violenze e sequestri di persona. Raid notturni, insabbiamenti e “amnesia collettiva” da parte di soldati in un’unità di forze speciali dell’esercito. Il ministero della Difesa britannico afferma che il caso è stato già oggetto di quattro indagini interne ma “non c’erano prove sufficienti per un’incriminazione”. I morti, ben 33, incontestabilmente c’erano.

The Sunday Times senza sconti
«Incendiary documentary evidence has emerged in a British court in which allegations are made about a “rogue” SAS unit accused of executing civilians in Afghanistan».
Prove documentali incendiarie sono emerse in un tribunale britannico in cui vengono avanzate accuse su un’unità SAS “canaglia” accusata di esecuzione di civili in Afghanistan.

‘Squadra della morte’ all’interno delle Sas
C’era una “squadra della morte” all’interno delle Sas, le esaltata Special Air Services, le truppe speciali delle forze armate britanniche, che andava in giro per l’Afghanistan a eliminare civili nel cuore della notte, sostiene il quotidiano britannico. O almeno, chiede chiarimenti su accuse di tale gravità. lo chiede ? Il sospetto è emerso da un processo all’Alta Corte di Londra, il cui giudice si è visto sottrarre documenti giudicati “top secret” e ha richiesto perciò spiegazioni al ministro della Difesa Ben Wallace. La vicenda è il titolo di apertura del Sunday Times di oggi.

33 civili afghani uccisi in diverse operazioni
Secondo le indiscrezioni raccolte dal domenicale inglese e riportate da Enrico Franceschi su Repubblica, diverse comunicazioni riservate fra alti gradi delle Sas esprimevano dubbi e timori sulla morte di almeno 33 cittadini afghani nel corso di 11 operazioni notturne condotte dalla medesima unità delle forze speciali. Truppe morti, sistematiche e sempre per le stesse mani. I documenti che il Times ha potuto visionare, rivelano in particolare un possibile quadruplo omicidio da parte dei commandos britannici avvenuto il 16 febbraio 2011 nel villaggio di Gawahargin nella provincia afghana di Helmand.

O sfigati o feroci
Le Sas cercavano un uomo di nome Saddam, sospettato di essere membro di un gruppo che metteva bombe sulle strade per fare saltare convogli militari delle forze occidentali. Nel corso del raid, dopo avere legato donne e bambini, quattro uomini adulti furono uccisi con vari proiettili alla testa dai soldati britannici, ufficialmente perché avrebbero cercato di ribellarsi e di tirare granate. Successivamente il nipote di una delle vittime, imprigionato per 20 giorni in seguito all’operazione, denunciò il comando britannico sostenendo che i suoi parenti non avevano affatto reagito al raid e non erano complici dei Taleban.

Royal Militar Police
Nel 2014 il suo esposto è stato ritenuto abbastanza serio da spingere la Royal Militare Police, la polizia militare britannica, ad aprire un’inchiesta. L’indagine avrebbe indicato, scrive il Sunday Times, che 10 dei 33 civili uccisi dalla stessa unità delle Sas hanno perso la vita in circostanze analoghe. Sempre civili presi prigionieri e poi uccisi per ‘aver preso le armi e opposto resistenza a una perquisizione’. Praticamente dei suicidi visto che non avrebbero avuto alcuna chance di sopraffare i commandos. Ora il ministero della Difesa britannico afferma che il caso è stato già oggetto di quattro indagini interne, con la conclusione che “non ci sono prove sufficienti per un’incriminazione”.
Insufficienza di prove e molti dubbi, con la polizia militare “aperta a considerare nuove informazioni, se verranno alla luce”.

Domanda non fatta dal Sunday Times ma curiosità nostra: quel reparto di tante morti facili, è ancora in servizio in Afghanistan o altrove? Veste ancora una divisa?

REMOCONTRO