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Africa, il coronavirus fa paura a 54 Paesi.

di Veronica Ulivieri

In Africa la diffusione del coronavirus potrebbe portare una nuova emergenza umanitaria. Difficile fare previsioni, ma i punti di debolezza sono molti: sistemi sanitari fragili, malnutrizione, ridotto accesso all’acqua pulita, sovraffollamento.

Africa e coronavirus: qual è la situazione e come cambierà? Al 25 marzo mattina, il continente africano ha circa 2.400 casi positivi, contro i 375 mila registrati a livello globale. Fare previsioni, però, concordano gli osservatori, non è semplice. Da una parte alcune caratteristiche dei Paesi africani fanno essere ottimisti. Dall’altra, in Africa ci sono tutte le condizioni perché il coronavirus crei un’emergenza sanitaria e umanitaria su larga scala che si andrebbe ad aggiungere alle numerose già in atto. Intanto, si osservano già le conseguenze sul piano economico, indotte dal rallentamento della Cina.

Coronavirus in Africa: ultime news e i dati sul contagio
Il coronavirus si sta gradualmente diffondendo in tutta l’Africa. Oltre 40 Paesi su 54 hanno già riportato dei casi, per un totale di 2.412 secondo l’Africa Centres for Disease Control and Prevention: in testa ci sono Sud Africa (709), Egitto (402), Algeria (264), Marocco (170), Burkina Faso (114).

In questi Paesi, così come in diversi altri, è in atto la trasmissione locale del virus, che almeno in molti casi potrebbe essere stato importato dall’Europa e non dalla Cina. Già il 21 marzo, quando i casi erano un numero molto minore, dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) era arrivato l’appello a farsi trovare pronti: «Il miglior consiglio da dare all’Africa è quello di prepararsi al peggio e prepararsi sin da oggi», aveva detto il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Covid-19: le difficoltà della prevenzione in Africa

In queste settimane, l’agenzia Onu ha portato aiuto e supporto ai Paesi. Allo stesso tempo ha ribadito che «le misure preventive di base messe in atto da individui e comunità rimangono lo strumento più potente per evitare il diffondersi del Covid-19».

Attuare le raccomandazioni dell’Oms però in molte parti dell’Africa non è scontato. Non è semplice prima di tutto diffondere le informazioni, in un continente dove 600 milioni di cittadini non hanno accesso all’elettricità. Difficile rispettare il distanziamento sociale negli slum sovraffollati delle città africane. Impossibile lavarsi spesso le mani quando l’accesso all’acqua pulita è ridotto.

Coronavirus in Africa: sistemi sanitari fragili
Un altro fattore di forte debolezza è la situazione dei sistemi sanitari. «Nel continente c’è solo un medico per 5 mila abitanti. In Italia 20 e fino all’inizio dell’epidemia solo due laboratori attrezzati per fare i test diagnostici in tutta l’Africa subsahariana. Tradotto: i casi potrebbero già essere molti di più ma nessuno se n’è accorto. Quando saranno accertati, le possibilità di cura offerte dagli ospedali locali saranno minime», ha detto il direttore dell’Ispi Paolo Magri, in un commento pubblicato on line l’11 marzo. L’Oms fa sapere che oggi 45 Paesi possono condurre i test e dispositivi di protezione sono stati già spediti a 24 stati.

La lotta contro altre malattie infettive potrebbe rappresentare un punto a sfavore dei sistemi sanitari, in termini di energie già spese per emergenze precedenti. Ma potrebbe anche essere un punto di forza per l’esperienza maturata:

«Già prima del Covid-19, nel 74% dei Paesi africani era previsto un piano per affrontare un’influenza pandemica. Ad esempio, l‘epidemia di ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), in Sierra Leone e Liberia (2014-16) hanno fatto sì che questi Paesi si dotassero di strutture d’isolamento, tuttora attive, fondamentali per rallentare la diffusione malattie infettive», scrivono gli analisti del Centro studi internazionali (Cesi) Marco Di Liddo ed Emanuele Oddi in un articolo del 19 marzo.

Covid-19: le criticità di Aids e malnutrizione in Africa
Anche la diffusione di problemi di salute potrebbe non aiutare la popolazione africana a resistere al coronavirus. Se è vero che in Africa il 60% della popolazione è under 25, l’Oms sottolinea che «persone con problemi di salute preesistenti corrono un rischio più alto. Nella regione, quasi 26 milioni di persone sono affette da Hiv. Oltre 58 milioni di bambini hanno problemi della crescita a causa della malnutrizione. È dunque possibile che le persone più giovani siano più a rischio in Africa che in altre parti del mondo».

n Africa ci si prepara ad affrontare il coronavirus – Foto: Who/Otto B. (via Twitter)

Coronavirus: in Africa ennesima emergenza
Al contrario di altri Paesi, in Africa il diffondersi del coronavirus rappresenterebbe l’ennesima emergenza. Il contagio non sarebbe un fatto isolato, ma inserito in un contesto di instabilità politica, terrorismo, violenza, crisi umanitarie, crisi climatica.

Limitandosi alle sole emergenze sanitarie, in questo momento l’Oms sta monitorando 92 eventi diversi in cui oltre al Covid-19 rientrano l’epidemia di Ebola nella Repubblica democratica del Congo e la crisi umanitaria in Burkina Faso.

Coronavirus: in Africa già conseguenze per l’economia
È presto per dire quale diffusione avrà in Africa il coronavirus e in che misura i governi dei Paesi più ricchi aiuteranno il continente. Dalla Cina sono già arrivati i primi carichi di materiale sanitario. Allo stesso tempo, in Africa si vedono già anche le prime conseguenze economiche, dovute al rallentamento dell’economia cinese.

«Gli scambi fra l’Africa e Pechino riguardano principalmente il settore minerario (idrocarburi e terre rare) di cui la Cina è il principale importatore al mondo. Dall’inizio della pandemia di Covid-19, il mercato cinese ha conosciuto una contrazione di circa un terzo del suo volume, riducendo sensibilmente la quantità di materie prime importante dall’Africa», scrivono gli analisti di Cesi.

Osservatorio Diritti Umani

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