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Alabama, quando il bigottismo di Stato, da crudele diventa anche imbecille….

In Alabama, una donna incinta che era stata ferita alla pancia da un proiettile è stata incriminata per la morte del suo feto. Magistrato folle in America e ministro imbecille in Tanzania, che tassa gli assorbenti e le ‘extension’ per far cassa, dice.

Alabama nonostante Matin Luter King
Quando il bigottismo di Stato, da crudele diventa anche imbecille
Ai limiti dell’assurdo, e non stupirci se poi negli stati Uniti vincono certi presidenti. In Alabama, una donna incinta che era stata ferita alla pancia da un proiettile è stata incriminata per la morte del suo feto. ‘Procurato aborto’ l’essersi fatta sparare nel corso di una lite, la folle ipotesi di reato in Alabama, lo stato del Sud che ha recentemente adottato la più restrittiva legge contro l’aborto, anche in caso di violenza carnale.

La ventisettenne Marshae Jones è stata arrestata e rilasciata dopo aver versato una cauzione di 50mila dollari. Rischia fino a 20 anni di reclusione. La sua colpa, secondo la corte della Contea di Jefferson, è di aver provocato la lite al culmine della quale è stata ferita, mettendo a rischio il feto di cinque mesi che portava in grembo. La procura non ha ancora deciso se portarla in giudizio. La stessa corte ha anche stabilito di non procedere nei confronti della donna che ha sparato.

In difesa di Jones sono arrivati diversi movimenti per i diritti delle donne e dei neri (Jones è nera), che hanno accusato la polizia di aver trattato Jones con ingiustificata durezza. Le conclusioni investigative hanno rinfocolato le polemiche di chi sostiene che in Alabama si dà priorità ai feti rispetto alle donne. Oltre ad aver approvato la nuova legge contro l’aborto, questo Stato è uno dei 38 in cui una legge riconosce il feto come potenziale vittima di omicidio.

«Questo è quello che succede nel 2019 a una donna incinta afroamericana senza mezzi», denuncia Naral Pro Choice America. «Lo Stato dell’Alabama – rincaral’ organizzazione per i diritti delle donne che offre assistenza legale a Jones – ha voluto certificare che dal momento in cui una donna resta incinta è la sola responsabile della vita del bambino, e ogni azione intrapresa che possa impedirne la nascita è considerata un atto criminale. La decisione del giudice è ridicola».

Africa nera nera e ministro scemo
Dalla Tanzania, Africa nera, il razzismo al femminile non è così grave come in Alabama, ma è certamente più ridicolo. Legge di bilancio 2019 presentata al Parlamento dal ministro tanzaniano delle Finanze Philip Mpango a nome del governo del premnier John Magufuli detto ‘tingatinga’, bulldozer nella nostra lingua. Nomen omen, un nome un destino. Bilancio con cifre fantasiose sulla ipotesi di entrata (ma per questo nel serve andare sino in Tanzania), voci di spesa alla grandeur se mai sarà, e nuove tassazioni decisamente originali per non parlare subito di vergogna.

A creare più clamore, la decisione del governo di reintrodurre una tassa sugli assorbenti perché, secondo il ministro Philip Mpango, i rivenditori non hanno abbassato i prezzi. Secondo Anna Henga del Centro per diritti umani (Legal and Human Rights Centre) «qualunque sia la ragione del governo, la reintroduzione della tassa è una decisione che ha pesanti conseguenze per la maggior parte delle donne e delle ragazze… il governo dovrebbe cercare di capire perché l’esenzione non ha portato ai risultati attesi, e quindi correggere gli errori nell’applicazione dell’esenzione».

Secondo l’attivista del centro diritti umani, i prodotti sanitari femminili andrebbero distribuiti gratuitamente perché lo stigma sulle mestruazioni è spesso citato come motivo principale per cui le ragazze lasciano la scuola. Ci sarebbe un legame tra «l’alto tasso di fallimenti scolastici delle ragazze nelle zone rurali e le assenze legate al ciclo». «Le mestruazioni non sono un lusso o una scelta» e l’hastag sui social media #PediBilaKodi (assorbenti senza tasse). Un parlamentare ha chiesto perché se «il governo distribuisce liberamente i preservativi non può distribuire liberamente gli assorbenti?».

Meno drammatica ma analogamente antifemminile e contestata, l’imposta del 25% su extension e parrucche (sconto al 10% se sono di produzione locale). Il sorriso del ministro ha bollato l’allungare i capelli come vezzo femminile: un extension di superficialità e subalternità che ha offeso la bellezza femminile. Poi le proteste corporative degli addetti del settore, i dati sull’occupazione, il rischio chiusura delle attività. Ma forse c’è qualcosa di più, è come se stessero punendo il nostro desiderio di bellezza», ha detto Lynda Kwesi. Decisamente una legge antifemminile e un ministro dal sorriso imbecille.

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