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Argentina dei golpisti oltre i desaparecidos, 10mila bambini rubati scoperti dalle nonne di Plaza de Mayo

L’orrore tra i peggiori assassini in divisa dei tragici anni ’70 il America latina. Oltre ai discendenti dei desaparecidos sottratti ai loro genitori tra il 1976 e il 1983, ci svela Daniele Mastogiacomo su Repubblica, si è scoperto che migliaia di bimbi sono stati venduti o dati in adozione senza alcuna pratica ufficiale.
I desaparecidos italiani in America Latina.

Genitori sterminati e figli venduti
Le Mamma di Plaza de Mayo, un tempo. Allora, golpisti ancora al potere, a rischio di vita, di botte, di arresti. Oggi le stesse donne, diventate le nonne di Plaza de Mayo, con i nipoti che ne hanno ereditato la volontà e il coraggio, tornati in piazza, scoprono l’ulteriore orrore dentro la vergogna che qualcuno, vedi l’indegno Bolsonaro, ancora esalta o giustifica.

«Madri instancabili di giovani donne arrestate e sparite durante la dittatura militare, strappate dai loro figli dati in adozione a chi le torturava»

400 bambini spariti, e la banca genetica
«Sono state loro, ostinate e coraggiose nonne, a rintracciare i nipoti considerati dispersi, forse anche loro uccisi, e restituire un’identità a persone oggi mature che cercavano di capire chi fossero in realtà e quali fossero i loro veri genitori». Un lungo viaggio durato sette anni, dal 1976 al 1983, attraverso il buco nero del fascismo argentino a spinta nordamericana. «Hanno creato una Ong, fondato una banca genetica, la Bndg, e tramite questa hanno individuato ben 130 dei 400 bambini spariti».

Dai 30 mila desaparecidos
Il loro lavoro spesso snobbato quando non apertamente contrastato, ha svelato un mercato altrettanto turpe che negli stessi anni è fiorito all’ombra della dittatura.
«Si è scoperto che almeno 10 mila piccoli sono stati venduti o dati in adozione senza alcuna pratica ufficiale. Rubati. Spinti dai dubbi che vivevano da anni e dal desiderio di verità, molti adulti si sono rivolti alle nonne di Plaza de Mayo chiedendo aiuto».

Dna rivelatore di antichi inganni
Il confronto con i profili del dna depositato nella banca dai familiari dei desaparecidos, archivio di potenziali e sconvolgenti verità. «Figli ignoti di altre coppie che non erano finite stritolate dalla dura repressione degli sgherri di Videla, piuttosto di donne che erano state costrette a vendere in modo clandestino i loro pargoli perché obbligate o per denaro».

«Una realtà molto più vasta di quello che si pensava e che adesso si è imposta nel grande Paese sudamericano costringendo a un esame liberatorio che fa anche paura».

Banco Nacional de datos Geneticos
Secondo la direttrice del Banco Nacional de datos Geneticos, le cifra che emergono sono impressionanti. E i fatti stessi che rivelano sono sconvolgenti. «Casi che non rientrano nel profilo delle vittime della dittatura perché non sono figli di scomparsi ma bambini rubati, venduti o dati in una forma illegale di adozione», spiega la direttrice e conferma il giudice Pablo Parenti che ha aperto un’indagine su questo fenomeno.

«Decine di migliaia di iscrizioni irregolari all’anagrafe avvenute nel nostro paese nel corso di molti anni. Un fenomeno che adesso sappiamo e possiamo provare, è stato molto più ampio di quello che sospettavamo».

Lo Stato sottovaluta e un po’ nasconde
Molte autorità cercano di ridurre tutto a pratiche di un tempo, quando era possibile anche alterare i registri delle nascite lasciando qualche mancia in cambio del silenzio o della complicità. Comprare e vendere figli passava sotto silenzio. Per aiutare ragazze madri disperate senza alcun sostentamento, coprire scandali per gravidanze indesiderate e fare felici coppie sterili. Tutto in modo illegale. Il governo Macri aveva creato un programma sul diritto all’identità biologica ma il progetto è rimasto sulla carta.

Figli di un Dio minore
«Adesso anche questi figli di un Dio minore chiedono maggiore attenzione e spingono per ottenere la loro verità», scrive Daniele Mastrogiacomo. Ma non è semplice, ammette, e apre strade incerte. Rischio di nuovi traumi che l’Argentina oggi non vuole. “Chiediamo solo gli stessi diritti”, insistono migliaia di presunti figli alla ricerca dei propri genitori biologici.
Qualcuno ci è riuscito. Grazie alla Banca genetica delle Nonne di Plaza de Mayo. Con delle sorprese: due di loro hanno scoperto di essere sorelle, anche se di padre diverso.

L’orrore golpista dal 1964 al 1990 col Cile
Rastrellamenti, processi sommari, stupri e violenze di ogni tipo, bambini strappati alle madri. Ottantamila oppositori politici inghiottiti nei lager. Almeno 30 mila scomparsi dopo torture e sevizie nei Centri clandestini di detenzione. Dal 1964, la data del golpe della giunta militare in Brasile, al 1990, la fine del regime di Augusto Pinochet in Cile, le dittature latinoamericane hanno scritto le pagine più nere della loro storia.
Argentina in testa, ma anche Ecuador, Messico, Uruguay: mezza America Latina nella quale chi non si piegava al regime veniva sterminato. E molto spesso alle famiglie non rimaneva nemmeno un corpo da seppellire.

Un archivio dei desaparecidos italiani in America Latina
Fra questi quanti sono gli italiani, che fine hanno fatto, quali sono le loro storie? Si chiedeva a febbraio pre Covid, Lucio Luca. Passaggio chiave il Processo Condor di per il sequestro e l’omicidio di 23 cittadini italiani e di origine italiana residenti in Bolivia, Cile, Uruguay e Perù all’epoca delle dittature militari. 24 ergastoli di condanne spesso simboliche, e storie da ricostruire e raccontare.

Oltre il processo Condor
Storie di immigrati italiani che nel dopoguerra sono partite per la ricerca di una vita migliore e che dopo aver dovuto lottare per l’integrazione, sono stati chiamati a fare i conti con regimi sanguinari che hanno ordinato la scomparsa delle tracce di chi ha tentato di opporsi. Militanti dei partiti e delle organizzazioni che si erano opposte ai tiranni, ma anche sindacalisti, sacerdoti, studenti e semplici cittadini, ci ricorda Lucio Luca.

Centro di giornalismo permanente
Se ne sta occupando da un anno il Centro di giornalismo permanente, un collettivo di giornalisti indipendente attivo su Roma, per iniziare a diffondere le storie che ha raccolto finora e proseguire con le altre. Il progetto si chiama Archivio desaparecido ed è condotto da Alfredo Sprovieri, Elena Basso e Marco Mastrandrea.

REMOCONTRO

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