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Bombe ai sauditi ed export militare, stop della Camera, ma solo un po’…

Italia/Golfo/Yemen. Al parlamento italiano passa la mozione di maggioranza per interrompere l’export di bombe all’Arabia saudita, ma restano esclusi alleati e armi leggere.

La strana perorazione
da maggioranza a governo

Bombe ai sauditi ed export militare, stop della Camera, ma solo un po’
Una perorazione, un invito, una speranza. Ma senza contarci troppo. L’appello di Amnesty International firmato da oltre 43mila persone. E ieri la Camera ha approvato la mozione presentata da M5S e Lega -la ‘efervescente’ maggioranza di governo-, per chiedere al suo stesso governo di sospendere le esportazioni di bombe d’aereo e di missili verso l’Arabia saudita e gli Emirati arabi uniti. Politicamente originale come percorso visto che è perorazione in casa.
Applausi comunque da parte di Amnesty e di Save The Children: «È stato compiuto un primo passo, al quale ora il governo è chiamato a dare seguito immediato». Primo piccolo passo, visto che la legge esistente vieterebbe l’esportazioni di armi verso Paesi in guerra. E su Arabia saudita e Yemen, nessuno ormai osa negare. Ma la scusa, fin’ora, è che stata che la fabbrica di bombe in Sardegna, è tedesca. Ora la mozione di maggioranza da verificare dopo gli applausi.

Mozione di sentimenti o di fatti ?
Il documento, passato con 262 voti favorevoli, nessuno contrario le astensioni di opposizione, gira sull’Europa la patata bollente del blocco delle esportazioni, «Un embargo mirato sulla vendita di armamenti ad Arabia saudita ed Emirati arabi uniti e prevedendo consultazioni con gli altri Stati membri dei consorzi internazionali in relazione ai programmi di coproduzione industriale intergovernativi attualmente in essere». Scarica barile.
Altro impegno chiesto al governo, siamo ai buoni propositi: sostegno per ‘l’immediato cessate il fuoco nello Yemen’, sostegno all’inviato speciale delle Nazioni unite per lo Yemen, e via sperando. Sulla mozione del governo LeU e Partito democratico astenuti per alcune ‘dimenticanze’. Messa al bando delle esportazioni di bombe d’aereo e di missili ma non delle armi leggere, di cui l’Italia è una delle maggiori esportatrici sul mercato della guerra in Yemen.

Le bombe e la Sardegna
Stessa linea, in Sardegna, del Comitato per la riconversione della Rwm, la fabbrica che a Domusnovas produce bombe per l’Arabia saudita, a coprire una dimenticanza: «Vanno messe al bando tutte le armi destinate alla guerra in Yemen. Ma i posti di lavoro nello stabilimento di Iglesias non vanno perduti. Serve un progetto di riconversione di tutta l’economia del Sulcis che consenta a quella fabbrica di spostare la produzione su altri prodotti».
Polemica politica facile: «È alle bombe che bisogna chiudere i porti, non agli esseri umani che fuggono dalla guerra». Poi la partita parlamentare, dopo sei mesi di richieste per discuterne in commissione e la difesa territoriale dello stabilimento di Iglesias, in Sardegna. Rimbalzi di accuse tra governo di oggi e i partiti dei governi di ieri su chi, in questi anni, è andato più sovente ‘a baciare le mani ai principi dell’Arabia saudita e chi è andato a mercanteggiare’.

Cosa manca nella mozione
Mozione di maggioranza ‘distratta’. L’impegno chiesto al governo a sospendere l’esportazione di «bombe d’aereo e missili all’Arabia saudita». E gli altri membri della coalizione sunnita che dal 2015 combatte in Yemen? Bahrein, Egitto, Kuwait e Sudan, ricorda ai parlamentari distratti Oxfam. Non solo. Manca anche la voce del business italiano delle armi leggere verso la petromonarchia saudita. Certo, la partita economica e il possibile danno sono rilevanti.
Secondo i dati del ComTrade, il database del commercio internazionale tenuto dalle Nazioni unite, ricorda Chiara Cruciati sul Manifesto, nel corso del 2018 l’Italia ha inviato a Riyadh 1,3 milioni di dollari in armi leggere (pari a circa 1,170 milioni di euro) così divisi: 129.746 in pistole e revolver (categorizzati con il codice 9302) e 1.202.268 in fucili e carabine (codice 9303). Ordini, dunque, già evasi. E qui le firme politiche alla decisione creano imbarazzi.

Chi autorizza cosa?
Opal, Osservatorio permanente armi leggere, informa che nel 2018 -e per la prima volta dal 1990- il governo Conte ha autorizzato la vendita di armi leggere ai Saud. Quasi tre milioni di euro per di fucili d’assalto, carabine, pistole semiautomatiche, silenziatori e binocoli dalla bresciana Beretta. Nella mozione di ieri si parla solo di “bombe e missili”, cioè materiali militari prodotti dall’azienda tedesca Rwm Italia, ed ecco di fatto l’esenzione governativa mirata.
«Il governo fa chiaramente capire che non intende mettere in discussione le forniture belliche di Finmeccanica-Leonardo e le esportazioni di armi della Beretta», denuncia Beretta, di Opal. Pacifismo facile? Replica sui fatti: in Yemen l’Arabia saudita e i suoi alleati non si limitano a bombardare dal cielo, ma appoggiano, armano e finanziano le forze governative filo-saudite e gruppi paramilitari, come i secessionisti meridionali e milizie vicine ad Al Qaeda.

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