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C’era una volta Salome e forse c’è ancora.

di Maria Luigia Alimena

Le mille e una storia delle vite segnate dalle mutilazioni genitali.

C’era una volta Salome e forse c’è ancora.

Il suo nome vuol dire felice.

Un nome che ha il suono di un augurio per una piccola vita nata in Kenya.

Forse lo è stata una bimba felice Salome.

Una infanzia semplice e scalza, interrotta dallo straripare della sua femminilità.

Una femminilità che doveva sbocciare muta, lesta, perché a 13 anni, in alcune culture, sei già donna da dare in moglie.

Sei la figlia di qualcuno.

La moglie di qualcun’ altro.

Un passaggio obbligato, uno scambio di appartenenze, una vita segnata dai rintocchi di un richiamo biologico da arginare e rendere meno peccaminoso, transitorio al ruolo di una donna nella procreazione e nel parto, senza tenere in conto che l’esistenza passa attraverso una naturalità divina che nessun gesto umano può deviare con una mutilazione.

Ed è in queste storie che le madri hanno ruoli.

La sua di madre l’ha resa una donna libera, libera di scappare da una tradizione non ancora compresa nella sua scellerata volontà di punire la femminilità ed il piacere.

Salomè ha 12 anni quando gli uomini di casa la chiudono fra le mura domestiche in attesa del “cutter “ colei che è preposta alla pratica della mutilazione genitale.

Sua madre, che prima di lei ha conosciuto il dolore di quella pratica, un dolore che va oltre il taglio ed è una presenza continua nella vita di una donna che l’ha subita, che si rinnova ad ogni rapporto, ad ogni parto, ad ogni infezione intima, la manda a prendere l’acqua e le dice di scappare.

“Fuggì figlia, che tu sia libera e felice”.

Salome camminò per più di duecento chilometri. Visse di elemosina. Mangiò qualunque cosa riuscisse a trovare di commestibile.

Venne accolta in un campo di un’associazione umanitaria all’eta’ di 14 anni, ha frequentato regolarmente la scuola, ma non ha più rivisto la sua famiglia.

Oggi ha 21 anni.

È una donna il cui corpo non è segnato dalla mutilazione, ma la cui esistenza è mutilata dell’amore di sua madre.

#storiediribellione

#giornatamondialecontrolemutilazionigenitali

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