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“Cinque figli con lo stesso prodotto”: poche parole che fanno emergere l’idea oscurantista di famiglia e donna

Il messaggio che il politico veicola è molto più complesso e a mio parere sbagliato di quello che crediate.

di Claudia Sarritzu

Il lavoro di chi fa comunicazione è prima di tutto comprendere i messaggi che ci arrivano soprattutto dalla politica, analizzare la scelta delle parole che fa un politico. Concentrarsi anche sul tono di voce che usa e su come sfrutta l’ironia per dire qualcosa di forte trincerandosi dietro un “si scherza, ma come siete noiosi/e”.

Oggi mi piacerebbe riflettere con voi su questa comunicazione politica, perché di politica si tratta.

Siamo in Sardegna e questo signore è Christian Stevelli, il candidato sindaco della destra per le prossime amministrative di Quartu Sant’Elena del 25 e 26 ottobre, comune dell’hinterland di Cagliari.

La frase in questione è

“Ci vuole coraggio a fare 5 figli con la stessa donna perché cambiare prodotto è facile”

Il messaggio che il politico veicola è molto più complesso e a mio parere sbagliato di quello che crediate. La donna associata a un prodotto, anche una donna importante per lui come la moglie. Il fatto che avere 5 figli sia una cosa da mettere nel curriculum, come se fossero 5 master. Come se un politico che non ha figli o chi ne ha solo uno debba valere meno.

E poi il fatto che chi ha avuto figli magari da diverse relazioni sia un poco di buono, una brutta persona, un vigliacco.

E ancora che chi sta da 25 anni con lo stesso partner è coraggioso, non è innamorato, ma coraggioso, badate bene. In questa conferenza stampa sono stati veicolati più messaggi, che Stevelli e i suoi amici di coalizione sminuiranno affermando si tratti solo di una “battuta”. E invece no. In questa frase c’è tutta una idea oscurantista di società.

Il numero di figli che viene sbandierato come ai tempi del ventennio, la discriminazione sociale nei confronti di chi figli non ha (magari non può averne). La donna, una rompiscatole che va sopportata e per sopportarla ci vuole coraggio. L’idea che ci sono famiglie di serie a serie b, figli di serie a e serie b perché

“una cosa e averli con la stessa moglie, un’altra e averne da diverse relazioni”.

E poi gli applausi, la reazione di quel pubblico, di quell’elettorato. Che è contro i matrimoni omosessuali, contro la legge sulla omotransfobia, che ancora vorrebbe abolire l’aborto, che guarda ai dovorziati come a dei peccatori.

C’è chi oggi mi ha chiesto perché ho rilanciato questa notizia, perché dare a lui “tutta questa visibilità”. Io faccio la giornalista, informo e siccome sono anche una militante femminista che studia il linguaggio di genere (ci ho scritto un libro) analizzare discorsi non solo è il mio lavoro ma per me è anche un dovere. Perché per i figli che forse un giorno avrò non desidero affatto una società basata su questa visione del mondo, dell’amore, della famiglia, delle donne. Quindi ho solo uno strumento per poter cambiare le cose: parlarne e far riflettere i lettori sulla gravità di certe parole.
Le parole sono importanti, anche se fingiamo siano “solo una battuta”

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