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Colpo di stato in Myanmar, Aung San Suu Kyi arrestata dai militari

L’esercito: “Stato di emergenza per un anno”. La mossa è arrivata dopo giorni di crescente tensione tra il governo e l’esercito che contestava la regolarità delle elezioni.

Oggi avrebbe dovuto insediarsi il Parlamento uscito dalle elezioni in cui la Lega per la democrazia guidata dalla premio Nobel aveva ottenuto l’83%. L’ombra della dittatura torna a stendersi sul paese retto sui compromessi tra l’ex oppositrice e i generali. Aung San Suu Kyi premeva per riforme che mettevano in discussione lo strapotere delle divise.

Stato di emergenza per un anno
La leader del Myanmar Aung San Suu Kyi e altri alti esponenti del partito al governo sono stati arrestati dai militari delle forze armate che mai, di fatto, hanno rinunciato al potere nell’ex Birmania. Lo ha comunicato il portavoce della National League for Democracy al governo. L’ennesimo golpe è arrivata dopo giorni di crescente tensione tra il governo civile e il potere dei generali che ha suscitato timori di un colpo di stato all’indomani di un’elezione che secondo l’esercito era fraudolenta.

Esercito eternamente golpista
L’esercito birmano ha annunciato dopo poche ore l’imposizione di uno stato di emergenza per la durata di un anno. Nel frattempo, l’ex generale Myint Swe – uno dei due vicepresidenti – ricoprirà la carica di presidente ad interim. L’annuncio è stato dato dalla tv statale.

Le elezioni che piacciono a loro
L’esercito birmano ha annunciato di volere indire nuove elezioni “libere e regolari” alla fine dello stato di emergenza di un anno, per organizzare un trasferimento dei poteri assunti oggi con il colpo di Stato. Lo ha annunciato la tv gestita dai militari.

Aung San Suu, discussa premio Nobel per la repressione del popolo Rohingya
Più di una dozzina di ambasciate, tra cui quella degli Stati Uniti e la delegazione dell’Unione Europea, lo scorso venerdì avevano sollecitato la Birmania ad “aderire a standard democratici”, che assieme all’Onu, temevano il colpo di stato. Il partito di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991, molto criticato a livello internazionale per la gestione della crisi musulmana Rohingya ma ancora adorato dalla maggioranza della popolazione, ha ottenuto una schiacciante vittoria a novembre. E’ la seconda vittoria nelle elezioni elezioni generali dal 2011, quando la giunta che ha governato il Paese per mezzo secolo è stata sciolta. L’esercito, tuttavia, mantiene un potere molto importante, avendo il controllo su tre ministeri chiave (Interno, Difesa e Confini).

Condanna Usa
Immediata la condanna degli Stati Uniti che hanno avvertito il Myanmar di invertire la rotta, ha riferito una portavoce della Casa Bianca. “Gli Stati Uniti si oppongono a qualsiasi tentativo di alterare l’esito delle recenti elezioni o di impedire la transizione democratica del Myanmar, e prenderanno provvedimenti contro i responsabili se questi passi non saranno invertiti”, ha detto in dichiarazione la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki.

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