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Curare i bambini, formare i medici

L’ong fondata da Gino Strada ha aperto il Children’s Surgical Hospital, un centro di chirurgia pediatrica d’eccellenza che cura gratuitamente i bimbi ugandesi e dei paesi vicini, formando medici e infermieri locali

«Sono stato messo alla prova da molte sfide quando ho iniziato a lavorare come dottore: c’erano tante cose che non potevo fare. Un uomo è venuto da me con un’ernia e io non potevo fare nulla, quell’uomo non aveva i soldi per spostarsi in un altro ospedale. Desideravo poter aiutare e così ho deciso di diventare un chirurgo». Quella di Benedict Kisekka, 38 anni, è una delle tante storie di medici ugandesi che nonostante la passione per questa professione e la voglia di esercitarla, si sono trovati davanti a un’evidenza: il complesso status del sistema sanitario dell’Uganda.

Ed è proprio in questo paese, a Entebbe, cittadina affacciata sul Lago Vittoria, a 35 km dalla capitale Kampala, che hanno però potuto dare una svolta alla propria vita e a quella di chi prima facevano fatica ad aiutare, grazie al centro di eccellenza in chirurgia pediatrica, Children’s Surgical Hospital, appena aperto (anche su richiesta e con il sostegno del governo ugandese) da Emergency, l’ong fondata nel 1994, il cui scopo è quello di garantire cure gratuite e di qualità alle popolazioni dei paesi in cui questo diritto viene negato.

Tanti bambini, pochi pediatri, troppe morti

L’Uganda ha una popolazione di 46 milioni di persone, di cui la metà ha meno di 15 anni. Eppure, malgrado su 10mila abitanti il 20% dei bambini necessiti di un intervento, sono solo 4 i medici specializzati in chirurgia pediatrica. Circa il 70% dei dottori opera perlopiù nelle città, dove vive il 20% della popolazione totale del paese (1 medico ogni 20mila abitanti, a conti fatti), mentre nelle aree rurali è difficile trovarne.

Così, a spostarsi, devono essere o i pazienti (arrivando spesso a percorrere molti chilometri, spendendo denaro, e rischiando di peggiorare le proprie condizioni), o i medici, quando hanno la possibilità di farlo, come dimostra la storia di Emuria, papà di quattro bambini e specializzando in chirurgia, che ogni giorno impiega un’ora per arrivare al Children’s Surgical Hospital.

La sanità ugandese ha una struttura decentrata su un doppio livello: il primo nazionale e il secondo adattato alla suddivisione in distretti. Il sistema fa capo al ministero della salute, e garantisce servizi che possono essere pubblici, forniti da realtà private no profit (tra cui l’Uganda Catholic Medical Bureau, l’Uganda Protestant Medical Bureau, l’Uganda Muslim Medical Bureau e diverse ong), o private a pagamento (un’ultima spiaggia difficilmente accessibile in molti casi).

L’Uganda è uno dei primi paesi ad aver optato per la gratuità nell’assistenza sanitaria (per i servizi minimi), tuttavia, soprattutto per servizi sanitari secondari e terziari, il problema principale rimangono la scarsità di personale, oltre che di medicinali e attrezzature, la poca igiene di ambienti che dovrebbero essere sterili e i lunghi tempi di attesa.

Se questa è la situazione generale del paese fotografata dai resoconti e dai dati, ancora più preoccupante diventa nel caso della cura dei più piccoli. Diretta conseguenza di questa carenza, infatti, è l’alta mortalità infantile registrata nel paese: ogni 1.000 neonati, 49 muoiono prima di raggiungere il quinto anno di età.

«Quando vai in un ospedale speri di veder nascere tanti bambini, e invece, qui, li vedi morire sul pavimento», racconta Brenda Namasumba, specializzanda in pediatria che, insieme a Benedict, Emuria e molti altri giovani aspiranti medici, è entrata ora a far parte dei 345 membri nazionali dello staff del nuovo ospedale.

L’ANME e la formazione di personale specializzato

Un team, quello del Children’s Surgical Hospital, composto per il 90% da ugandesi, che svolgono le mansioni più disparate: ci sono dottori, infermieri, personale sanitario e non, tecnici di laboratorio, inservienti, logisti, amministratori.

Proprio il coinvolgimento e la formazione dello staff locale è stato uno degli obiettivi principali di Emergency nella creazione dell’ANME, una rete della sanità d’eccellenza in Africa, a cui l’associazione ha dato vita nel 2009 coinvolgendo 11 paesi (Ciad, Egitto, Eritrea, Etiopia, Gibuti, Repubblica Centrafricana, Repubblica democratica del Congo, Somalia, Sudan, Uganda), e a cui proprio l’Uganda ha aderito per prima.

In questo paese i futuri medici, infermieri e sanitari possono scegliere di formarsi in una delle 5 scuole di medicina e 29 scuole per infermieri, dove si insegnano le tecniche della medicina occidentale. Ma questo non risolve il problema della carenza di personale specializzato e della difficoltà, per i giovani praticanti, di trovare ospedali che permettano loro di svolgere il periodo di tirocinio. Come spiega Joseph, che ha girato tre ospedali cercando chi potesse fargli fare pratica in questo mestiere, che è la sua vocazione sin da piccolo. Finché Emergency non gli ha offerto questa possibilità.

Un ospedale “scandalosamente bello” e gratis

Così come i piccoli pazienti del nuovo istituto ospedaliero di Entebbe non dovranno pagare per ricevere le cure di cui necessitano, nemmeno chi lo ha progettato ha voluto in cambio un solo centesimo. Anche se a realizzarlo è stato un architetto di fama mondiale, Renzo Piano, amico di vecchia data di Gino Strada, che qualche anno fa gli aveva espresso il desiderio di vedere costruito un centro chirurgico in quel paese.

Conditio sine qua non: oltre a essere funzionale e di qualità, doveva essere anche bello (scandalosamente a suo dire) da vedere e da vivere. Immersa in un grande prato, contornata da alberi e tanto verde, coperta di pannelli fotovoltaici e realizzata con tecniche locali, anche l’architettura dell’ospedale è bella ed efficiente, e fa bene, sia all’ambiente che ai pazienti.

Così, ad accogliere i piccoli e le loro famiglie, ci sono un atrio coloratissimo, e luminoso, corridoi azzurri, tanti bei disegni e giochi, e soprattutto le attrezzature necessarie a diagnosticare le loro patologie e a curarle.

Ramadhan, Topista, Justine, Katongole, Matovu e Jordan, tra i 3 e gli 11 anni, sono stati i primi pazienti del centro, e altre operazioni sono già in lista per le prossime settimane con bambini che provengono non solo da Entebbe, non solo dagli altri distretti, ma anche dai paesi vicini.

Perché anche i bambini ugandesi, come ha ripetuto più volte Gino Strada «meritano un bellissimo ospedale, un luogo pieno di gioia e amore, qualcosa per ridare un po’ di speranza, un possibile futuro».

Nigrizia

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