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Diritti Umani. Mai così tanti profughi: 82,4 milioni. La metà sono minorenni

Il rapporto annuale di Unhcr-Acnur denuncia gli egoismi degli Stati e l’aumento dei conflitti. Il Covid usato come pretesto per i respingimenti L’appello dell’alto commissario Onu, Filippo Grandi

di Nello Scavo

Nonostante la pandemia, nel 2020 il numero di persone in fuga da guerre, violenze, persecuzioni e violazioni dei diritti umani è salito a quasi 82,4 milioni, in aumento per il nono anno consecutivo. E questo nonostante 99 Paesi abbiano approfittato del Covid per voltare le spalle e respingere i profughi. Lo conferma l’ultimo rapporto annuale Global Trends pubblicato oggi a Ginevra dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr-Acnur).

Con un aumento del 4% rispetto al numero record di 79,5 milioni di persone in fuga nel 2019, quella dei profughi non è solo una delle “nazioni” più popolose al mondo. E’ anche tra le più giovani e fragili. Il 42% di tutti gli sfollati sono minorenni. E tra il 2019 e il 2020 quasi 1 milione di neonati sono venuti al mondo da profughi. “La tragedia di così tanti bambini che nascono in esilio dovrebbe essere una ragione sufficiente per adoperarsi molto di più per prevenire e porre fine ai conflitti e alla violenza”, dice l’alto commissario Onu Filippo Grandi.

Più di due terzi di tutte le persone che sono fuggite all’estero provengono da soli cinque paesi: Siria (6,7 milioni), Venezuela (4,0 milioni), Afghanistan (2,6 milioni), Sud Sudan (2,2 milioni) e Myanmar (1,1 milioni). Alla fine del 2020 c’erano 20,7 milioni di rifugiati sotto mandato dell’Unchr, 5,7 milioni di rifugiati palestinesi e 3,9 milioni di venezuelani fuggiti all’estero. Complessivamente 48 milioni di persone risultano sfollate all’interno dei propri Paesi. Altri 4,1 milioni sono richiedenti asilo. “Dietro ogni numero – osserva Grandi – c’è una persona costretta a lasciare la propria casa e una storia di fuga, di espropriazione e sofferenza. Meritano la nostra attenzione e il nostro sostegno non solo con gli aiuti umanitari, ma con soluzioni alla loro situazione”. Milioni di persone sono state costrette alla fuga all’interno dei loro stessi Paesi. Come in Etiopia, Sudan, la regione del Sahel, Mozambico, Yemen, Afghanistan e Colombia, dove il numero di sfollati interni è aumentato di oltre 2,3 milioni.

Per il settimo anno consecutivo la Turchia ha raccolto il numero più alto di rifugiati (3,7 milioni), seguita da Colombia (1,7 milioni, compresi i venezuelani fuggiti all’estero), Pakistan (1,4 milioni, in maggioranza afghani), Uganda (1,4 milioni) e Germania (1,2 milioni). Le domande di asilo in attesa a livello globale sono rimaste ai livelli del 2019 (4,1 milioni), ma gli Stati e l’Unhcr hanno registrato 1,3 milioni di domande di asilo individuali, 1 milione in meno rispetto al 2019 (43% in meno). “Tra le riduzioni degne di nota nel numero di rifugiati – si legge nel dossier – c’è stata una diminuzione di 79.000 unità in Italia”.

Lo scorso anno, nel momento di massima espansione della della pandemia, oltre 160 paesi avevano chiuso le frontiere. In 99 di questi, senza eccezione per le persone in cerca di protezione. Un pretesto per voltare le spalle. Con misure adeguate – come screening medici alle frontiere, certificazione sanitaria o quarantena temporanea all’arrivo, procedure di registrazione semplificate e colloqui a distanza – altri Paesi hanno trovato il modo per garantire l’accesso all’asilo, allo stesso tempo arginando la diffusione della pandemia.

La stragrande maggioranza dei rifugiati del mondo – quasi nove su dieci (86%) – sono ospitati da Paesi vicini alle aree di crisi e da stati a basso e medio reddito. I paesi meno sviluppati hanno dato asilo al 27% del totale.

Le prospettive non sono buone. Solo 251 mila rifugiati e 3,2 milioni di sfollati interni sono tornati nelle loro case, con un calo rispettivamente del 40 e del 21 per cento rispetto al 2019. Solo 33.800 rifugiati sono stati naturalizzati nei Paesi d’asilo. E’ il risultato del crollo dei reinsediamenti, che nel 2020 ha riguardato circa 34.400 rifugiati, il livello più basso degli ultimi 20 anni.

“Per trovare soluzioni adeguate – è l’appello di Grandi – occorre che i leader globali e le persone influenti mettano da parte le loro differenze, pongano fine a un approccio egoistico alla politica e si concentrino piuttosto sulla prevenzione e sulla risoluzione dei conflitti e sul rispetto dei diritti umani”.

Avvenire

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