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Hanno spento una luce di speranza, se ne va una vita e un sogno di resilienza e coraggio.

di Maria Luigia Alimena

Donna.
Pelle nera.
Testarda, come una capra felice.
Laureata.
Integrata.
Imprenditrice di successo.

Agitu era l’esempio di una generazione di donne straniere che raggiungono l’Italia per riscattare la nascita in una parte del mondo in cui essere servizievoli all’Occidente appare un tracciato segnato, obbligato.
Ma, lei aveva sfidato troppe volte quel tracciato.

Nel 2010 laurea in tasca, era rientrata in Etiopia per combattere in prima linea contro lo strapotere occidentale delle multinazionali del Landgradding, contro lo sfruttamento del lavoro delle donne nel settore tessile e si era fatta notare fino ad essere costretta a rientrare in Italia da profuga politica.

Aveva da subito iniziato la sua attività imprenditoriale, recuperando una razza autoctona di capre ed assumendo in azienda profughi come lei offrendo loro la stessa possibilità di riscatto che aveva ideato per sé stessa.
Una imprenditrice sociale, una di quelle che crede che l’economia si costruisce affondando nella tradizione e nella comunità.

Nel 2015 la prima aggressione.
Negra vattene, torna nel tuo Paese.

Ma, come tante aggressioni di donne, finisce che il suo nemico viene confinato agli arresti nella casa affianco.
Le minacce non finiscono mai.
Lei resiste, persiste, ‘una capra felice’,
testarda come un montanaro che ha attraversato il mare per trovare pace.

Alla notizia del suo assassinio si sono rincorse le accuse e le motivazioni razziali, consapevoli forse che la sua presenza fosse scomoda per chi non poteva soffrire il suo successo imprenditoriale da immigrata. Ed invece, si scopre che il suo probabile omicida è uno straniero come lei, un ragazzo ghanese suo dipendente.
La mano amica che si trasforma, come spesso succede, in mano assassina verso le donne.

Una storia nella storia.
Già qualcuno sussurra che certe razze hanno poca considerazione della vita altrui.
Razzismo in storie intrise di razzismo.
Agitu possedeva la forza di chi vive la montagna ed ha attraversato il mare dell’indifferenza razziale e sessista conquistando il suo posto in prima fila con l’arma della cultura, possedeva i segni del sacrificio che la terra impone e la consapevolezza che non è una questione di razza, ma di indole .
Qualunque sia il colore del suo assassino è morta una donna il cui colore era la speranza.

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