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Il 25 aprile, e la Resistenza, spiegati in poche parole

Fu una vicenda durissima, come ogni guerra civile. Tutti i caduti vanno pianti e rispettati. Ma c’era una parte che aveva ragione, nel combattere i nazisti, e una che aveva torto.

di Aldo Cazzullo

L’Italia è stata liberata dagli angloamericani, con cui combattevano soldati di molte nazionalità, tra cui vanno ricordati almeno i polacchi del generale Anders, che presero Montecassino dando «l’anima a Dio, i corpi alla terra d’Italia, i cuori alla Polonia». Il punto è che molti ripetono questa ovvietà — l’Italia fu liberata dagli angloamericani non dai partigiani — come se fosse la coraggiosa demolizione di un mito.

In poche righe, la Resistenza andò così. Dopo l’8 settembre i tedeschi fecero prigioniero quasi tutto l’esercito italiano. Quelli che non vollero arrendersi o combatterono, andando spesso incontro a una fine atroce come nel mattatoio di Cefalonia, o si unirono ai partigiani greci e jugoslavi, oppure — nel territorio nazionale — salirono in montagna. Le prime bande partigiane furono formate da ufficiali degli alpini, spesso reduci dalla Russia. Ignazio Vian, l’eroe di Boves, era un sottotenente iscritto alla Fuci, Federazione universitari cattolici, come Moro e Andreotti.

L’idea che la Resistenza sia solo una cosa da comunisti è un falso storico clamoroso, alimentato ieri dai marxisti, oggi paradossalmente da fascisti e anti-antifascisti. A gonfiare le bande provvidero i bandi Graziani, che obbligavano i giovani ad arruolarsi con la Repubblica Sociale, quindi con i tedeschi. Molti obbedirono per convinzione, molti per paura (e qualcuno di loro disertò), molti si nascosero, molti si unirono ai partigiani.

Come in ogni guerra civile, furono commesse atrocità da ambo le parti: fino al 25 aprile erano i fascisti ad avere il coltello dalla parte del manico, dopo lo ebbero gli antifascisti, non necessariamente comunisti. L’epurazione a Torino, che non fu una passeggiata, venne comandata da due borghesi — Giorgio Agosti, magistrato, e Dante Livio Bianco, avvocato — del partito d’Azione, lo stesso di Ferruccio Parri, ex redattore del Corriere della Sera e comandante partigiano decorato dagli americani, che il 21 giugno divenne presidente del Consiglio.

Fu una vicenda durissima, come ogni guerra civile.
Tutti i caduti vanno pianti e rispettati.
Ma c’era una parte che aveva ragione, nel combattere i nazisti, e una che aveva torto.

Corriere della Sera

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