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India, ragazza “fuori casta” stuprata e uccisa da 4 uomini. La folla inferocita chiede la pena di morte

La vittima è morta all’ospedale per le ferite riportate. I colpevoli, di censo più elevato, sono in carcere ma nello Stato dell’Uttar Pradesh scoppia la protesta: chieste punizioni anche per chi ha sottovalutato la gravità del caso

di Raimondo Bultrini

Un altro caso di stupro infiamma l’India, dove ogni giorno più di mille donne sono vittime di violenze e reati a sfondo sessuale.

L’ultimo episodio ha per protagonista una ragazza “fuori casta” dalit di 19 anni, abusata e uccisa selvaggiamente da un branco di uomini di censo più alto nello Stato più popoloso, l’Uttar Pradesh, in testa alla già inquietante classifica con quasi 60mila denunce sulle 370mila del continente nel solo 2018.

La vittima, della quale non è stato diffuso il nome per le leggi sulla privacy, ha lottato tra la vita e la morte per due settimane prima di soccombere alle numerose ferite che le sono state inferte da quattro uomini che si troverebbero ora agli arresti, mentre è in corso un’indagine estesa anche al comportamento della polizia, accusata dalla famiglia di avere perfino fatto cremare il corpo contro la loro volontà.

I resti della pira funeraria della ragazza di 19 anni alla periferia del villaggio di Bool Garhi, Hathras, nell’Uttar Pradesh. La polizia indiana è stata accusata a settembre di aver cremato il corpo contro la volontà della sua famiglia

Il 14 settembre la 19enne si trovava in un campo di Hatras, 200 chilometri dalla capitale Delhi, assieme al fratello e alla madre ma si era allontanata per raccogliere erba. Gli stupratori l’hanno trascinata con forza in un terreno non distante dove l’ha ritrovata la madre che ha chiamato subito la polizia. Trasportata in un ospedale vicino poco attrezzato, è stata trasferita su insistenza dei parenti – che volevano farla visitare presso l’All India Institute of Medical Sciences – in un’altra struttura più grande, neanche questa adeguata alla gravità delle ferite.

La giovane aveva le ossa del collo e della schiena spezzate e secondo la denuncia le era anche stata tagliata la lingua per impedirle di urlare.

I primi esami medici e le dichiarazioni degli inquirenti hanno escluso non solo le fratture ma gli stessi sospetti che avesse subito violenza sessuale, alimentando la rabbia esplosa fin dai primi giorni e diventata incontrollabile quando centinaia di manifestanti hanno bloccato le strade dello Stato chiedendo la pena di morte per gli autori e punizioni severe contro i responsabili di ritardi e sottovalutazioni.

Alla guida dell’Uttar Pradesh c’è un “santone”, Yogi Adityanath, più volte al centro di polemiche e finito perfino agli arresti per i suoi discorsi di incitamento all’odio religioso e razziale. Accusato di non aver mai voluto approvare importanti leggi a favore delle donne, il capo ministro che indossa sempre una veste color zafferano del suo ordine religioso, giunse a dire durante un comizio che “se gli uomini sviluppano tratti femminili diventano dei, ma se le donne sviluppano tratti maschili diventano demoni”.

In un tweet Adityanath ha rivelato di aver ricevuto dal primo ministro Narendra Modi, del suo stesso partito Bjp, la richiesta di intraprendere “azioni severe” contro i responsabili del delitto di Hatras e ha nominato ieri una commissione d’indagine che riferirà i risultati entro una settimana. Ma il suo collega a capo del governo di Delhi, Arvind Kejiriwal, lo accusa esplicitamente per il clima di violenza diffuso in tutto lo Stato. “La vittima di Hathras – ha twittato – è stata aggredita sessualmente da alcuni bruti e poi da tutto il sistema. È estremamente doloroso.”

Le frasi di sdegno sono state ancora più marcate nei commenti di altri politici dell’opposizione come Priyanka Gandhi, che chiede le dimissioni del capo ministro dopo aver parlato con il padre che le ha raccontato tutte le fasi dell’incubo vissuto fin dal primo giorno. “La scorsa notte – ha detto Priyanka rivolgendosi direttamente a Yogi Adityanath – (la famiglia) è stata privata della possibilità di portare la figlia a casa per l’ultima volta e di eseguire gli ultimi riti. Invece di proteggere la vittima e la sua famiglia, il tuo governo è diventato complice privandola di ogni singolo diritto umano, anche in morte. Non hai alcun diritto morale di continuare come Capo Ministro”.

Le proteste di massa hanno anche portato all’arresto di alcuni leader del “Bhim army”, un movimento contro le atrocità sui dalit che ha mobilitato i suoi militanti nel distretto dell’incidente e in altre province dello Stato, dove contiuano a essere innumerevoli gli episodi di intolleranza verso le categorie più deboli del sistema di caste indiano.

Nel 2012 una studentessa, soprannominata Nirbhaya, era stata violentata a bordo di un autobus pubblico in servizio nelle strade di Delhi. Il movimento di rivolta nato dopo il suo stupro aveva portato a un inasprimento delle leggi e all’applicazione diffusa della pena di morte per i responsabili, senza purtroppo fermare il numero dei casi che secondo le statistiche da allora sono addirittura aumentati. Lo scorso agosto nel villaggio di Pakaria è stata stuprata e strangolata una ragazzina dalit di 13 anni costretta ad andare nei campi vicini perché in casa non aveva un bagno.

la Repubblica