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Kenya chiude due campi profughi, per 400mila destino incerto

Oltre 400 mila profughi e rifugiati da domani si troveranno senza un posto dove andare: scade domani infatti l’ultimatum posto due settimane fa dal governo del Kenya all’Unhcr perché chiuda i due maggiori campi profughi del Paese africano, quelli di Dadaab e di Kakuma. Quest’ultimo ospita circa 190 mila persone, la maggior parte delle quali provenienti dal Sud Sudan, mentre Dadaab ne accoglie quasi 250 mila, prevalentemente somali sfollati dallo scoppio della guerra civile nel 1991.

Ma i profughi vengono anche da Etiopia, Tanzania, Burundi e Uganda e di altri Paesi dell’Africa orientale.
I due campi sorgono nell’est del Kenya, non lontano dal confine con la Somalia. Ed entro domani, se l’agenzia dell’Onu per i rifugiati non avrà un piano alternativo, i campi saranno smantellati e profughi verranno forzatamente accompagnati alla frontiera somala.

“Non c’è spazio per future negoziazioni”, aveva tagliato corto il 24 marzo con l’Unhcr il ministro dell’interno keniano, Fred Matiang, nel presentare l’ultimatum.

Oggi un reportage dell’emittente Al Jazeera raccoglie gli umori fra gli ospiti di Dadaab e Kakyma, affermando che le parole che più ricorrono sono “terrorizzato”, “scioccato” e “disumano”.
    “Non so se il governo (di Nairobi) si sia seduto e abbia ponderato sulla vita delle persone che vivono nel campo o se si siano svegliati una mattina con questa idea”, ha commentato Austin Baboya, un profugo sudsudanese di 26 anni residente a Kakuma, intervistato dall’emittente. “Ora in tutto il campo la notizia ha diffuso il panico e moltissime persone hanno perso ogni speranza“. “Dove possiamo andare?”, si chiede disperato l’etiope David Omot, che vive fra i due campi dal 200

Il giorno dell’ultimatum, l’Unhcr scrisse che “la decisione potrebbe avere un impatto sulla protezione dei rifugiati in Kenya, anche nel contesto della pandemia da Covid-19“, ma “continueremo il nostro dialogo con le autorità del Kenya su questo tema. Sollecitiamo il governo keniota a garantire che qualunque decisione permetta soluzioni adeguate e sostenibili da trovare e che coloro che continuano ad avere bisogno di protezione siano messi nelle condizioni di riceverla”, aggiunse l’Unhcr.

ANSA

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