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La vendetta del clima negato, più povertà e migrazioni

di Alessandro Fioroni

Repporto Onu clima territorio
La vendetta del clima negato, più povertà e migrazioni. Gli scienziati del clima hanno lanciato l’ennesimo allarme di fronte al riscaldamento globale e ai cambiamenti climatici. A Ginevra, l’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) dell’Onu ha presentato un rapporto speciale dedicato al rapporto tra uso del suolo e cambiamento climatico. Almeno mezzo miliardo di persone, spiega Ipcc, vive in aree dov’è in corso un processo di desertificazione. Terre aride e desertiche sono più vulnerabili ai cambiamenti climatici e a eventi estremi quali siccità, onde di calore, tempeste di polvere.

Risultato inevitabile
Caleranno la produzione agricola e la sicurezza delle forniture alimentari. A pagarne le conseguenze saranno soprattutto le popolazioni più povere di Africa e Asia, costrette ad emigrare. Ecco perché il flusso non può essere fermato, anche se chi cerca rifugio in Europa non può sapere che anche il Mediterraneo è – secondo gli scienziati che hanno redatto il report – ad alto rischio di desertificazione e incendi, e ciò che sta accadendo in Alaska e Siberia, estremo Nord, qualcosa già spiega.

Eventi atmosferici estremi
La stabilità delle forniture di cibo calerà a causa dell’aumento, della grandezza e della frequenza degli ‘eventi atmosferici estremi’, che spezzano la catena alimentare. Zone tropicali e subtropicali le più vulnerabili. Per gli scienziati che hanno redatto il rapporto (107 da 52 Paesi), alcune possibilità di mitigare il ‘climate change’ attraverso la tutela del territorio: conservazione degli ecosistemi, ripristino del territorio, riduzione della deforestazione (dall’Amazzonia alla Siberia).

Il riuso del suolo edificato
In Italia, intanto, governo in fin di vita, si perdono per strada promesse elettorali e impegni legislativi lasciati a metà, ricorda in una nota il Wwf. «Non si hanno più notizie del disegno di legge sul “Contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato” che nella passata legislatura, dopo essere stato approvato nel 2016 dalla Camera, si è interrotto al Senato». Una delle bandiera ammainate dal Movimento 5 Stelle, annota Luca Martinelli.

Trump negazionista climatico
Tra le ricerche citate dall’Ipcc nell’ultimo rapporto, quelle dello statunitense Lewis Ziska. Per oltre vent’anni, Ziska si è occupato dell’impatto del ‘climate charge’ sulla produzione agricola per il Dipartimento dell’Agricoltura statunitense, tanto che fino al 2014 aveva rappresentato direttamente gli Usa proprio nell’Ipcc. Ora lo scienziato, senior researcher, il più alto in grado, si è dimesso per il clima di censura e intimidazione instaurato dall’amministrazione Trump, scrive Andrea Capocci sul Manifesto.

Censure e intimidazioni
Per oltre vent’anni, Ziska si è occupato dell’impatto del cambiamento climatico sulla produzione agricola. La ricerca 2018 rivelava che l’aumento di CO2 nell’atmosfera stava erodendo il potere nutritivo di coltivazioni fondamentali per l’uomo come il riso. A repentaglio la salute di circa seicento milioni di persone al mondo. Ma il dipartimento Usa ha impedito alla rivista e al ricercatore di dare pubblicità ai dati, e bloccata la diffusione della ricerca.

Il negazionismo cambia parole
Tutto questo da quando Trump ha nominato come segretario all’agricoltura (ministro) il negazionista climatico Sonny Perdue. Per paura di perdere finanziamenti, denuncia Ziska, «nessun ricercatore voleva pronunciare parole come ‘cambiamento climatico’, si parlava di ‘incertezza climatica’ o di ‘eventi estremi’». Sondaggio dell’Unione degli scienziati: il 18% degli intervistati ha ammesso di aver ricevuto richieste per omettere l’espressione «cambiamento climatico» e il 20% di essersi auto-censurato.

REMOCONTRO

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