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Li chiamano “Stonebreakers” ma sono solo bambini…

di Nino Fezza

Uno degli stati più poveri dell’Africa è il Benin, circa 8 milioni di abitanti, la metà dei quali sono bambini.
In Benin generazioni di bambini, a cominciare da 3 anni, lavorano 12 ore al giorno spaccando pietre che poi verranno utilizzate nell’industria dell’edilizia.
Seduti con le gambe piegate per tutta la giornata, i bambini sono spesso affetti da malformazioni alle gambe e alle dita dei piedi.
Una vera e propria catena di lavoro, gli uomini si arrampicano sulle montagne per estrarre i massi, non sono rari gli incidenti in cui perdono la vita, a valle le donne selezionano le pietre, le caricano sulla testa e poi le scendono al loro villaggio dove ci sono i bambini che li ridurranno in ghiaia.


I bambini non hanno un vero salario, la possibilità di mangiare è sempre legato ai quantitativi di pietre che lavorano.
A causa dell’estrema povertà, non hanno la possibilità di mangiare carne o altri tipi di proteine, mangiano esclusivamente una polenta fatta con farina di manioca che da una sensazione di sazietà, ma in realtà è poco nutriente.
I bambini hanno gravi problemi di asma a causa della polvere che respirano, polveri che provocano anche infezioni agli occhi.


E non solo Benin, li ho incontrati in Sierra Leone, in Nepal,nel nord del Brasile, vicino a Belem, aree sperdute in mezzo alle foreste in cui si aprono cave che sembrano vere e proprie voragini, un caldo terrificante, polvere che ti brucia la gola e gli occhi, in questo inferno decine e decine di bambini, grondanti di sudore, con lo sguardo fisso alla roccia che colpisco con un grande martello per ridurre la roccia in ghiaia.
Polvere e sudore che si mischiano e creano sui volti dei bambini vere e proprie maschere.
Non è accettabile che milioni e milioni di bambini nel mondo siano schiavi silenziosi senza futuro…

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