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Ma di chi è veramente l’Amazzonia?…

Young boy on the road along burning forest Roraima state Amazon. Brazil

L’arroganza di Bolsonaro bugiardo all’assemblea generale dell’Onu, ‘L’Amazzonia non è un bene dell’umanità’, ‘l’Amazzonia è nostra non impicciatevi’, ‘non è vero che la stiamo distruggendo con incendi e deforestazione’. Bolsonaro bugiardo per il Brasile e per la Geografia, oltre che per la cultura condivisa e per il futuro del Pianeta.

Di chi è l’Amazzonia

Sei milioni di chilometri quadrati di foresta pluviale suddivisi tra nove paesi. La sola ragione di Bolsonaro è che a stragrande maggioranza della foresta, circa il 60%, si trova in Brasile. Il resto, conti alla mano, 13% si trova in Perù, 10% in Colombia e parti più piccole in Venezuela, Ecuador, Bolivia, Guyana, Suriname e Guyana francese. Stati e unità amministrative di quattro di questi paesi sono inequivocabilmente denominati Amazonas.

Polmone verde della Terra
Per la sua estensione, più della metà delle foreste tropicali rimaste al mondo e una biodiversità maggiore di qualsiasi altra foresta tropicale è definita il ‘Polmone verde della Terra’. Polmone della terra che copre metà del territorio brasiliano, con qualche innegabile problema legato allo sviluppo del Paese. L’intera area ha un’estensione che supera i 7 milioni di chilometri quadrati, con la foresta vera e propria che occupa circa 5,5 milioni, circa 18 volte l’Italia. Da sola ha oltre 16mila specie di piante e si stima che nel complesso ospiti oltre 390 miliardi di alberi. La foresta è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2000, e inserita al primo posto delle Nuove sette meraviglie del mondo naturali.

Bugiado Bolsonaro e problemi reali
La sopravvivenza a lungo termine della foresta pluviale amazzonica collide -Bolsonaro o meno- con gli interessi dell’industria mineraria e della agricoltura industriale, sempre più pressanti. La foresta si è ridotta di ben 7900 km quadrati a causa della deforestazione, una superficie corrispondente a oltre un milione di campi da calcio, dato ambientali Onu, e questo prima e a prescindere dall’anti ambientalista Bolsonaro, solamente tra l’agosto 2017 e il luglio 2018. Problemi e rimproveri per tutti, salvo la differenza tra governi che contrastano magari inadeguatamente le illegalità dei ‘fazenderos’ a deforestare, a il governo attuale che certe pratiche le sostiene e le programma.

I popoli indigeni
Per molto tempo si è pensato che la foresta amazzonica fosse stata sempre scarsamente popolata, per suoli non adatti all’agricoltura. Valutazioni errate. Intorno al 1500 in Amazzonia potevano vivere circa 5 milioni di persone. Nel 1900, questa popolazione si era ridotta ad appena un milione di nativi circa, scesi a meno di 200.000 nei primi anni ’80. Ed ecco come quei popoli indigeni venivano descritti dal frate domenicano Gaspar de Carvajal, cronista del primo europeo che percorse il Rio delle Amazzoni nel 1542. «Tutto questo mondo nuovo […] è abitato da barbari di diverse province e nazioni […] Sono più di centocinquanta, ognuna con una sua lingua, immense e densamente popolate come le altre che abbiamo visto durante il viaggio».

‘Barbari’ per i colonizzatori
Studi più recenti documentano di una florida civiltà che fioriva lungo il Rio delle Amazzoni negli anni ’40 del XVI secolo, prima della nostra ‘civilizzazione’. Popolazione decimata dalle malattie infettive trasmesse dagli europei, come il vaiolo. Gli studiosi hanno anche recentemente dimostrato che la foresta pluviale amazzonica è stata modellata dagli esseri umani per almeno 11.000 anni.

Gli incendi
Nelle foreste gli incendi si sviluppano spesso per cause naturali e aiutano a ripulire il sottobosco, spiegano gli esperti, ma incendi di grandi dimensioni sono però rari nelle foreste pluviali. Molti di quelli scoppiati in queste settimane nella foresta amazzonica, soprattutto in Brasile, sono dolosi, denunciano molti popoli indigeni e osservatori occidentali, innescati per accelerare la deforestazione e sfruttare il terreno per le coltivazioni. Secondo i dati satellitari raccolti dall’iniziativa Copernicus dell’Agenzia Spaziale Europea, attualmente gli incendi nella foresta amazzonica sono il quadruplo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

L’ossigeno della foresta amazzonica
In questa settimane di polemiche abbiamo anche letto che la foresta amazzonica produca da sola circa il 20 per cento dell’ossigeno presente nell’atmosfera (l’accusa del francese Macron a Bolsonaro). In realtà, spiegano esperti e ricercatori, quella del 20 per cento è una percentuale piuttosto arbitraria. Una stima più verosimile si attesta intorno al 10 per cento di tutto l’ossigeno presente nell’atmosfera. Ma resta polemica sterile, ridurre tutto al solo ossigeno prodotto e anidride carbonica sottratta, perché oltre a sottrarla, le piante producono anche anidride carbonica. Utile un ripasso sulla fotosintesi, per chi a scuola era un po’ distratto. Ma è oltre Remocontro.

Contestato il ‘polmone verde’?
Come gli altri esseri viventi, anche le piante “respirano” e il prodotto della loro respirazione è anche un po’ di anidride carbonica. Quindi la foresta amazzonica non è un “polmone verde”? No, anzi. E la quantità di incendi di quest’anno nella foresta amazzonica è anomala e allarmante, confrontata con quelli degli anni precedenti, ma è presto per valutare quali ripercussioni possa avere sia localmente sia a livello globale. Il rischio più grande è che la grande quantità di anidride carbonica emessa dagli incendi (e non dalla foresta che respira), insieme ai fumi e alle polveri, contribuisca a rendere più intensa la stagione secca, facilitando la formazione di nuovi incendi di ampie dimensioni. Se si perdesse un terzo dell’attuale foresta, ci potrebbero essere conseguenze irreversibili per l’intera Amazzonia, con danni permanenti.

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