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Mozambico. La denuncia di Save the Children: bambini decapitati a Cabo Delgado

Non è la prima volta che emergono notizie di civili decapitati dai militanti islamici: si parla di oltre 2.600 vittime, tra cui 1312 civili.

“Quella notte il nostro villaggio fu attaccato e le case bruciate. Quando tutto è cominciato, ero a casa con i miei quattro figli. Abbiamo provato a scappare nel bosco ma hanno preso mio figlio più grande e lo hanno decapitato. Non abbiamo potuto far nulla perché saremmo stati uccisi anche noi”: questo il racconto della madre di un bambino di 12 anni di Cabo Delgado in Mozambico riferito dal sito di Save The Children.

Bambini anche di soli 11 anni vengono decapitati nella provincia mozambicana di Cabo Delgado“, sottolinea
l’organizzazione. “I nostri operatori hanno pianto ascoltando le penose storie raccontate da madri nei campi per sfollati”, ha riferito Chance Briggs, il direttore di Save the children in Mozambico.
Non è la prima volta che emergono notizie di civili decapitati dai militanti islamici in Mozambico. Lo scorso novembre, media locali riportano la notizia di oltre 50 persona decapitate su un campo da calcio a Cabo Delgado. Ad aprile dell’anno scorso decine di civili furono uccisi in un attacco contro un villaggio. Gruppi per diritti umani hanno accusato anche le forze di sicurezza di abusi, torture e omicidi nel corso di operazioni contro i jihadisti. Per l’azione dei jihadisti e la controffensiva delle forze di sicurezza mozambicane, nel conflitto sono morte almeno 2.614 personetra cui 1.312 civili, precisa Save The Children rilanciando dati “Acled” relativi al periodo ottobre 2017-febbraio 2021. “La situazione è gravemente peggiorata negli ultimi 12 mesi, con un aumento degli attacchi a villaggi”, aggiunge il sito.

A Cabo Delgado, nel nord del Mozambico, già nei giorni scorsi era cresciuto l’allarme per le popolazioni alle prese con le violenze di una milizia locale di orientamento jihadista, Al-Ansar al-Sunna – anche nota come Shabaab – in una regione ricca di minerali e gas naturali allo Stato. Si calcola che dal 2017 gli sfollati siano stati ormai quasi mezzo milione. Varie Ong hanno lanciato appelli, in particolare per Palma, città costiera da giorni assediata dalle milizie.

Come hanno riferito fonti di stampa concordanti, sono cresciuti i timori tra la popolazione: i combattenti hanno preso il controllo delle strade d’accesso alla città e così non arrivano i rifornimenti di cibo e beni di prima necessità. I prodotti ancora disponibili hanno raggiunto prezzi elevati e anche le organizzazioni umanitarie hanno esortato azioni per portare aiuti alle decine di migliaia di persone residenti.
Mentre gli Stati Uniti hanno aggiunto la milizia Al-Shabaab – da non confondersi con l’omonimo gruppo in Somalia – alla lista dei gruppi terroristici, il presidente del Mozambico, Filipe Nyusi, ha destituito il comandante in capo dell’esercito, il generale Ezequiel Isac Muianga, e il capo dell’aviazione militare, Messias Andrè Niposso, insieme ad altri vertici delle Forze armate, senza spiegare i motivi di tale decisione.

Gli sfollati creati dal conflitto nella provincia nordorientale di Cabo Delgado sono aumentati di sette volte rispetto a un anno fa, riferisce l’Ong Save the Children ricordando che la zona si sta appena riprendendo da una serie di catastrofi climatiche tra cui il ciclone Kenneth del 2019 e le alluvioni di inizio 2020.

Il Papa ha rivolto numerosi appelli per la riconciliazione in Mozambico, sia durante il suo viaggio apostolico, sia attraverso telefonate e incontri con il vescovo di Pemba, Luiz Fernando Lisboa. A dicembre 2020 Francesco aveva fatto disporre anche una donazione per aiutare, anche con la costruzione di centri sanitari, le vittime delle violenze nel nord del Mozambico.

Avvenire

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