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Niente biglietti per Juve-Napoli a chi è nato in Campania: la discriminazione arriva al botteghino…

La società bianconera ha pubblicato sul suo sito le regole per la vendita dei biglietti per la partita. La questura di Torino si dissocia dall’iniziativa.

Senti che puzza scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani…” Lo cantava l’indipendentista padano Matteo Salvini, prima di travestirsi da nazionalista italiano spostando il razzismo più a sud del Po, ossia verso africani e musulmani.
Ora, però, la barriera nord-sud sembra si sia rialzata. E dato il clima non c’è da meravigliarsi, perché in occasione di Juventus-Napoli sul sito ufficiale dei campioni d’Italia è stato annunciato, per quella gara, che il divieto di vendita dei biglietti sarà esteso anche a chi è nato nella Regione Campania.
Una restrizione mai avvenuta prima (nelle ultime due stagioni l’unica condizione ostativa era la residenza in Campania), che ha mandato su tutte le furie i tifosi azzurri residenti al centro-nord e sui social è subito montata la polemica.

La Juventus però ha confermato la linea e attraverso una nota pubblicata sui propri canali social conferma che la vendita dei biglietti per Juventus-Napoli è vietata a chi è nato in Campania.
La Questura di Torino prende le distanze. La Questura di Torino, che attraverso un comunicato stampa ha negato ogni accordo con la Juventus in merito alla questione e ha specificato anzi che “non ha mai concordato tale decisione con la società sportiva né intende condividerla”.
Sorrentino: “Grave discriminazione” – “La notizia da parte della società calcistica juventina di vietare la vendita dei tagliandi per la partita Juve-Napoli, in programma sabato 31 agosto, a chi è nato in Campania ha tutta l’aria di essere una scelta di discriminazione territoriale e sociale. È molto grave che una società sportiva selezioni il pubblico pagante sulla scorta di un fattore arbitrario legato al luogo di nascita”: lo afferma la delegata all’Autonomia della Città, Flavia Sorrentino.

Il comunicato diramato dalla Questura di Torino in cui si afferma che la scelta non è stata né concordata né condivisa è un ulteriore elemento che fa riflettere sulle motivazioni che sono alla base di tale decisione. Essere nati a Napoli, essere cittadini campani non è un marchio di disonore né un elemento per cui prendere provvedimenti restrittivi. A meno che non si voglia sdoganare definitivamente o dare liceità ad un messaggio razzista che ha l’intento di colpire i meridionali che vivono e lavorano a Torino. Porremo questo ed episodi analoghi all’attenzione dell’Osservatorio Difendi la Città, il cui bando di selezione per i componenti è pubblico e ancora aperto.”

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