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Quei bambini usati per combattere in Libia

di Mauro Indelicato

La guerra libica, così spesso dimenticata od etichettata molto facilmente in una “semplice” disputa tra il premier Fayez Al Sarraj ed il generale Khalifa Haftar, non sta mancando in questi mesi di colpire anche i bambini. E non soltanto quelli, ancor più dimenticati della guerra stessa, che finiscono sotto le bombe che cadono sulle città libiche. A volte i ragazzini vengono usati anche per combattere, tirati fuori dalle proprie famiglie e dalle proprie terre per essere addestrati ad uccidere alla periferia di Tripoli.

È una delle tante storie che sono emerse in queste settimane lungo l’asse Ankara – Tripoli. Un asse politicamente e militarmente solido, visto che il governo turco da novembre è impegnato nel sostegno a quello libico di Al Sarraj fornendo alle milizie tripoline mezzi e soldi. Così come anche mercenari, quelli delle brigate islamiste che dal 2012 mietono terrore e vittime nella provincia siriana di Idlib. E che adesso combattono a pochi chilometri da casa nostra, anche con l’ausilio di ragazzini reclutati (o rapiti) proprio da Idlib.

La denuncia del Syrians for Truth and Justice
A porre l’attenzione sull’uso di ragazzi soldati in Libia, sono stati i membri del Syrians for Truth and Justice: si tratta di un sito che raccoglie informazioni sulle violazioni dei diritti umani perpetuate nella guerra civile siriana. In un report pubblicato nei giorni scorsi, il focus è stato puntato proprio su quanto accade lungo l’asse tra la Turchia, la Siria e la Libia. Come detto in precedenza, Ankara aiuta Tripoli dallo scorso mese di novembre inviando nel Paese nordafricano mercenari siriani impegnati ad Idlib. Così come sottolineato in diversi articoli pubblicati sul sito precedentemente nominato, molti dei gruppi islamisti presenti nella provincia siriana di Idlib già da anni costantemente reclutano minorenni per combattere contro l’esercito siriano.

Non sono pochi i ragazzini di 15 anni o anche meno scoperti lungo le linee del fronte. Zone di guerra dove purtroppo alcuni di loro hanno perso anche la vita.

E adesso la stessa macabra pratica i gruppi islamisti la starebbero praticando anche tra i mercenari da spedire in Libia. Nel loro rapporto di 54 pagine, i membri del Syrians for Truth and Justice hanno riportato diverse testimonianze che confermerebbero lo scenario sopra paventato. Nella città di Marea ad esempio, situata in una zona della provincia di Aleppo occupata dagli islamisti filo turchi, un commerciante ha affermato di aver ricevuto la visita di un comandante di un gruppo jihadista assieme a tre ragazzini tra i 15 ed i 16 anni: “Mi hanno detto che sarebbero andati in Libia con l’approvazione delle loro famiglie – si legge nella testimonianza – Erano molto felici di ricevere uno stipendio di 3mila dollari. Ho chiesto a uno se sapeva come usare un’arma ed ha risposto che l’avrebbe imparato nel campo militare”.

Un episodio che andrebbe a confermare anche le modalità di reclutamento. I ragazzini, in particolare, verrebbero prelevati da famiglie molto povere della provincia di Idlib o di altre occupate dai filo turchi. A loro volta le famiglie, attratte dalla possibilità di avere del denaro facilmente, acconsentirebbero quindi alla partenza verso la Libia dei propri figli. Il periodo prospettato di lontananza da casa sarebbe di tre mesi, subito dopo viene loro promesso di ritornare nella città di origine con migliaia di Dollari in tasca. Tuttavia, così come sottolineato ancora dal sito in cui è stata pubblicata l’inchiesta, spesso di questi ragazzini non si è saputo più nulla. Inghiottiti dalla guerra e dimenticati tra i tanti volti senza nome scomparsi lungo i fronti a sud di Tripoli.

I gruppi responsabili del reclutamento dei minori
Così come detto in precedenza, a portare in Libia i minori prelevati da Idlib sono quegli stessi gruppi che in questa provincia siriana da anni hanno imposto un rigido controllo e combattono contro l’esercito di Damasco. Si tratta quindi di quelle formazioni che già dall’inizio della guerra civile siriana hanno ricevuto sostegno ed appoggio dal governo turco in funzione anti Assad. Gruppi turcomanni e milizie islamiste che adesso, da quando la Turchia ha iniziato ad inviare mercenari in Libia, riforniscono il fronte di Tripoli di combattenti anche minorenni. Tra questi gruppi a spiccare è quello della divisione Sultan Murad, così come quello delle milizie Mutasim e Suleiman Shah. Da Idlib o dal nord di Aleppo, i minorenni reclutati vengono quindi inviati in Turchia e da qui, tramite Gaziantep od Ankara raggiungono la capitale libica a bordo degli aerei usati per trasportare miliziani ed armi in nord Africa.

In Libia i minori combattenti arrivano con documenti falsi, spesso la loro età viene fatta corrispondere a quella dei fratelli maggiori per non destare molti sospetti. Intanto gli autori del report hanno puntato il dito contro la Turchia: secondo chi ha redatto l’inchiesta, Ankara è consapevole del traffico di combattenti non maggiorenni avviato dai gruppi islamisti verso la Libia. Il governo turco però, almeno per il momento, non ha replicato alle accuse.

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