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Fantasmi: i minori non accompagnati che sbarcano in Italia

Dove finiscono i minori non accompagnati che spariscono una volta sbarcati in Italia?

L’odissea silenziosa dei minori non accompagnati che sbarcano in Italia

Per questi minori non c’è nessun passaggio sotto i riflettori, loro in un libro di testo non vengono nemmeno evidenziati. Ecco il paragone che mi viene quando non si parla degli invisibili che hanno meno di 18 anni.

Consultando il report mensile dei minori stranieri non accompagnati del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, possiamo notare come nel mese di Agosto gli ingressi sono pari a 590 di cui 260 non sono rintracciabili.

Giovani di cui non sappiamo nulla che di mese in mese arrivano in Italia e spariscono senza lasciare tracce. Forse l’Italia non è la meta perciò la percentuale di minorenni che svaniscono probabilmente sta cercando la propria fortuna altrove. Lavorare senza sottostare alle norme del centro di accoglienza per raggiungere altri Stati o peggio ancora, giovani che si sono imbattuti in organizzazioni criminali.

Bambini e bambine che approdano soli a Lampedusa dopo aver attraversato deserti e mari spesso diventano vittime di tratta o appartenenti a famiglie disagiate che spesso utilizzano la prostituzione come mezzo di sussistenza.

Ad oggi nel mondo circa due milioni di minorenni sono sottoposti a varie forme di sfruttamento sessuale, per un giro di affari da oltre cinque miliardi di dollari. Solo nel 2016 i minori che non risultano reperibili sono 6561, un vero e proprio problema che da anni viene denunciato in un contesto inquinato dal non voler vedere le reali responsabilità.

L’integrazione e il percorso di crescita non vanno di pari passo con l’inserimento dei giovani in strutture organizzate poiché i minori soprattutto nelle regioni del Sud Italia finiscono nei centri di prima accoglienza per la mancanza di posti, insieme a tutti gli altri. Questo percorso è destabilizzante per la crescita del giovane che comporta un deficit in partenza per la sua nuova vita.

In territorio nazionale non possiamo parlare di sistema Dublino, perciò i comuni maggiormente colpiti dal sovraffollamento, per tutelare in fattispecie la cerchia dei minori spinge le altre regioni per una redistribuzione equa che vada a salvaguardare il caso in questione.  In questo quadro la lettura dei fenomeni non può che pretendere di essere molto più complessa, lo Stato deve organizzarsi di fronte ad un evento stabile e in continuo aumento o si rischierà in caso contrario di costruire un substrato culturale debole privo di qualsiasi difesa.

Il diffuso disagio adolescenziale non sempre raccolto da strutture sociali ed educative come quelle scolastiche porterà alla costante perdita di bambini di cui lo Stato deve cercare le proprie responsabilità. È indispensabile renderli capaci di darsi dignità senza essere ridotti a merce, le istituzioni esistono e devono prendersi carico di un problema ingente come questo.

L’articolo originale di Bruna Kola Mece potete leggerlo su The Black Post

Kulturjam

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