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Texas, pena di morte per la donna che abortisce. Pordenone, licenziata l’atleta professionista incinta

La crociata di Texas e Arkansas contro l’aborto, peggio della polonia bacchettona. Un parlamentare repubblicano vicino a Trump: “Serve la pena di morte”. La proposta di legge equipara l’aborto all’omicidio che nello Stato può essere punito con la pena capitale.
Maternità invece vietata alla ex Volley Pordenone in B-1 (oggi chiamato Maniago Pordenone), e se l’atleta professionista resta incinta, via lo stipendio e poi licenziamento.
Sempre contro le donne.

In America tutto in grande, anche le scemenze
Un parlamentare repubblicano del Texas, Bryan Slaton, sostenitore dell’ex presidente Trump, ha presentato una proposta di legge shock che consentirebbe di condannare a morte le donne che abortiscono. «La legge –prova a spiegare- garantirebbe eque tutele davanti alla legge a tutti i texani, non importa quanto giovani». Occhio per occhio e feto da formarsi conto una vita adulta, il medico abortista e il boia. E non è nemmeno la prima volta che un parlamentare del Texas propone una legge per condannare a morte chi abortisce».
L’America che ama e vota Trump

Ma la battaglia di alcuni Stati contro l’aborto non si ferma al Texas. L’Arkansas, in una politica simil polacca anche se di ispirazione evangelica e non cattolica, ha approvato una nuova legge che di fatto introduce un divieto pressoché totale, consentendolo solo «per salvare la vita della madre in caso di emergenza medica». Sarà illegale invece interrompere gravidanze che siano conseguenza di stupro o di incesto.
Il governatore dello Stato, l’ultraconservatore Asa Hutchinson, forse più a destra del leader politico polacco Jarosław Kaczyński svela: «Lo scopo di questa legge è di creare le condizioni per ribaltare la giurisprudenza della Corte suprema». Un riferimento alla sentenza del 1973 che ha riconosciuto il diritto all’aborto.

Volley Pordenone, decisione fuori campo
Lo scorso 7 marzo, vigilia delle festa della donna, la pallavolista Lara Lugli, ha pubblicato un post su Facebook per parlare dei problemi legali nati con la dirigenza della sua squadra in seguito a una sua gravidanza. Stagione 2018-2019, quando Lugli giocava per il Volley Pordenone in B-1 (oggi chiamato Maniago Pordenone), di cui era anche capitana. La vicenda ovviamente controversa –la società ribatte e smentisce- ha riportato all’attenzione il mancato riconoscimento del professionismo femminile e del lavoro sportivo e l’assenza di garanzie e tutele, compresa quella per la maternità.

La versione di Lara Lugli
Nel 2018-19, quando aveva 38 anni, Lara Lugli giocava con il Volley Pordenone. All’inizio di marzo comunicò alla società di essere incinta, e il suo contratto fu interrotto. Un mese dopo ebbe un aborto spontaneo. Lite su stipendi non pagati, avvocati di mezzo, ingiunzione di pagamento e replica con richiesta danni all’atleta in gravidanza. La società avrebbe lamentato che a seguito del ritiro di Lugli «la squadra aveva avuto un calo di risultati» e che gli sponsor si erano ritirati.

L’atleta Lara Lugli

Atleta incinta e tu perdi gli sponsor
Accordo/contratto per atlete professioniste. L’atleta era tenuta «ad astenersi da comportamenti che in qualsiasi modo potessero essere in contrasto con gli impegni assunti», riferisce nei dettagli la stampa locale. Il rimanere incinta era uno dei comportamenti ‘in contrasto con gli impegni assunti’.
Nell’atto di citazione della società –sempre una delle versioni possibili- si dice che a seguito del ritiro di Lugli «la squadra aveva avuto un calo di risultati» e che gli sponsor si erano ritirati: ed ecco la richiesta di danno, appunto lo stipendio non pagato di febbraio.

Eventuali forzature a parte
Sgarberie e astii personali probabili dietro una vicenda paradossale che se confermata dovrebbe costare molto caro a società e dirigenti. Noi ci fermiamo alla questione di principio che pone l’ex atleta: «Anche se non sono una giocatrice di fama mondiale, questo non può essere un precedente per le atlete future che si troveranno in questa situazione, perché una donna se rimane incinta non può conferire un DANNO a nessuno e non deve risarcire nessuno per questo».

Che c’entra l’America integralista con Pordenone Volley?
L’altro ieri a celebrare l’8 marzo a sostegno delle donne e dei diritti a loro ancora negati, e oggi le due notizie che vi abbiamo proposto assieme. Da una lato una maternità imposta, pena la morte, anche se a rischio di vita della madre, o di malformazioni del feto, o di concepimento per violenza o incesto. Mostruoso.
Rovescio della stessa medaglia contro la donna, l’ipotetico licenziamento (verità contrapposte) dell’atleta colpevole di ‘aver tradito i suoi obblighi societari’ per essere in attesa di un figlio. Quasi peggio -in attesa di verità giudiziarie- di quel forcaiolo del parlamentare repubblicano del Texas, Bryan Slaton, che le spara provocazioni (basta guardare la foto sopra) per farsi propaganda per raccogliere un po’ di voti.

Ed ecco che l’eventuale stupidità di certe prepotenze societarie di casa risulterebbe ancora di più meschina

REMOCONTRO

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