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‘Donne di conforto’ per i militari giapponesi nella guerra mondiale. Sud Corea contro Tokyo

Per la prima volta un tribunale dà ragione alle ragazze costrette a prostituirsi per i soldati dell’esercito occupante durante la Seconda Guerra Mondiale. Il No di Tokyo e gli imbarazzi statunitensi nello scontro tra i due suoi principali alleati nel mar cinese.

Le ‘donne di conforto’ per i militari nipponici
«Donne di conforto», molto elegante definizione imperial nipponica per le ragazze coreane costrette dagli occupanti giapponesi a prostituirsi durante la Seconda Guerra Mondiale. «La loro tragica storia di sfruttamento è al centro di uno scontro decennale tra Seul e Tokyo –racconta su Repubblica Filippo Santelli-. E venerdì la Corte distrettuale di Seul ha stabilito che il governo giapponese deve compensare con una somma di 100 milioni di won, cioè circa 75mila euro, dodici ‘donne di conforto’, cinque ancora vive e le famiglie di altre sette decedute».

Il poco onorabile impero
Si tratta della prima sentenza di questo tipo in Corea del Sud, a volersi stupire, sono i 75 anni trascorsi prima che venisse riconosciuto e sanzionato «l’estremo dolore fisico e mentale che hanno dovuto subire» quelle centinaia, forse migliaia di schiave sessuali vittime sparse per tutti i territori orientali occupati dalla truppe imperiali giapponesi prima delle loro sconfitta. Stupore e indignazione assieme, invece, per la reazione dal premier giapponese Yoshihide Suga, che ha definito la sentenza ‘inaccettabile’. Tokyo che dice ‘abbiamo già dato, realmente inaccettabile.

Problema internazionale
«Uno scontro legale, diplomatico e di memoria che rischia di alzare la tensione tra i due principali alleati degli Stati Uniti in Asia Orientale, sponde fondamentali per le politiche americane verso Cina e Corea del Nord», sempre Santelli. Nel 2015 Corea del Sud e Giappone avevano siglato un’intesa sulle donne di conforto, definendola “finale e irreversibile”. Scuse e 9 milioni di dollari a liberazione schiave e chiusura bordelli. Con donne e famiglie che da allora protestano, via via estinguendosi. Ma nel 2017, il nuovo presidente sudcoreano Moon Jae-in, avvocato per i diritti umani, riapre ufficialmente la disputa.

La storia e l’onore disonorato
Secondo gli storici sono state decine di migliaia le donne costrette dal Giappone a prostituirsi durante la Seconda Guerra Mondiale, per lo più coreane ma anche cinesi. Lo vergogna sociale ha fatto sì che solo una minima parte, e solo in tempi recenti, si sia fatta avanti a denunciare quanto subito. «Delle 240 che hanno raccontato la loro storia appena 16 sono ancora in vita, tutte tra gli 80 e i 90 anni di età», leggiamo.

Schiave del sesso e schiavi da fatica
Nel 2018 una serie di tribunali della Corea del Sud ha condannato alcune aziende giapponesi a compensare i cittadini costretti a lavorare in co0ndizioni inumane nelle fabbriche o nelle miniere nipponiche durante il periodo dell’occupazione. «La tensione diplomatica si è impennata, sfociando in una serie di boicottaggi commerciali e nella minaccia da parte di Moon di troncare la cooperazione di intelligence con il Giappone, rientrata solo all’ultimo momento dopo la mediazione degli Stati Uniti». Tokyo ritiene il capito guerra chiuso con i nuovi rapporti diplomatici, Seul ribatte che ciò non toglie alle vittime il diritto di chiedere e ottenere dei risarcimenti individuali.

Condanna simbolica col no di Tokio
Condanna sud coreane che non vale certo in Giappone. Ma simbolo delle ferite e dei rancori che l’imperialismo giapponese ha lasciato in Asia. Con problemi strategici internazionali di non poco conto, visto che si tratta dei due principali alleati orientali degli Stati Uniti. «L’impressione è che Seul e Tokyo non vogliano arrivare al punto di rottura sfiorato nel 2018 –ritiene Filippo Santelli-. Lo stesso governo sudcoreano ha detto che studierà l’impatto della sentenza sulle relazioni diplomatiche, ma farà degli sforzi per proseguire la cooperazione».

Problema: né Tokyo ancora imperiale, né Seul questa volta col sostegno tacito del suo Nord e della Cina, possono permettersi di cedere sul passato, una memoria contrapposta ancora viva nella mente dei rispettivi cittadini.

REMOCONTRO

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