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Dramma alle porte degli Usa. Triplicati i bambini soli al confine messicano

Madri e bimbi bloccati dalla polizia di frontiera statunitense lungo il Rio Bravo – Reuters

Incremento record nelle ultime due settimane dell’arrivo dii migranti. Rifugi per i minori in America al limite collasso.

di Elena Molinari

Sono ormai allo stremo i rifugi per i bambini che hanno attraversato da soli il confine meridionale degli Stati Uniti. Dopo che la partenza di Donald Trump dalla Casa Bianca ha allentato la pressione sul Messico affinché contenga il flusso dei centroamericani diretti a Nord, sulle frontiere americane si è riversata un’ondata di nuovi emigrati, molti minorenni. Il numero di minori non accompagnati detenuti lungo il confine meridionale è così triplicato nelle ultime due settimane, superando i 3.250, e riempiendo strutture provvisorie simili a carceri.

Mentre l’Amministrazione di Joe Biden fatica a trovare spazio per i più giovani, che dallo scorso mese sono gli unici ad avere il diritto di attraversare un confine ancora sigillato dalla pandemia, moltissimi bambini sono detenuti oltre le 72 ore consentite dalla legge. I piccoli si trovano ammassati in strutture per adulti, in condizioni inadeguate. In base alla legge, il governo federale è tenuto a trasferire i minori non accompagnati entro tre giorni a rifugi gestiti dal Dipartimento della salute e dei servizi sociali, dove rimangono fino a quando non vengono affidati a un parente sul territorio americano.

Fino a venerdì scorso i rifugi gestiti dal Dipartimento alla Salute erano a capacità ridotta a causa della pandemia, ma il governo Usa ha revocato le restrizioni per poterne accogliere di più, anche a rischio di aumentare i contagi da coronavirus. In campagna elettorale Biden ha promesso un approccio più umano nei confronti degli immigrati, anche durante la pandemia, ma non ha ancora riaperto il confine meridionale ai nuovi arrivati, tranne che per i bambini. La speranza di una migliore accoglienza, oltre al peggioramento delle condizioni economiche e sociali nei Paesi del Centro America, hanno comunque portato a un’impennata degli arresti di immigrati senza documenti che tentano di introdursi negli Usa. Solo a gennaio ne sono stati fermati 78mila, il numero più alto per un mese invernale in un decennio. Quasi 6mila di questi erano minori, oltre mille in più da ottobre.

Giovani e bimbi migranti bloccati a Penitas in Texas – Reuters

Ma i repubblicani ripartono già all’attacco. Il governatore del Texas, Gregg Abbott, accusa infatti Joe Biden, con le sue politiche sull’immigrazione, per la crisi alla frontiera con il Messico. «Questa crisi è il risultato delle politiche del presidente Joe Biden che invita gli immigrati illegali e che sta creando una crisi umanitaria in Texas. La sua amministrazione sta aiutando i cartelli della droga a fare soldi e a diventare più forti», denuncia Abbott, parlando con i giornalisti dopo aver sorvolato una zona al confine, osservando personalmente almeno 21 migranti entrare negli Stati Uniti. Per Abbott, impegnare gli agenti di frontiera con la crisi umanitaria significa togliere risorse per combattere i cartelli della droga, coinvolti anche nel traffico di esseri umani.
«Nel corso di tutto l’anno scorso ci sono stati circa 90.000 arrestati nel segmento della Rio Bravo Valley – ha indicato Abbott – dall’inizio del 2021 ce ne sono stati 108.000», compresi 800 criminali, tra membri dei cartelli della droga o della violenta gang MS-13.

Avvenire

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