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Etiopia-Tigray, ultimo avviso per i civili. Rischio Jugoslavia africana

Via libera alla «campagna finale» in una guerra con già tante vittime e decine di migliaia di profughi. Mediazioni internazionali al palo, la guerra dell’Etiopia contro la «cricca criminale del Tplf», il movimento indipendentista tigrino prosegue. Il premier etiope Abiy Ahmed agli abitanti di Makallè: «State lontani dagli obiettivi militari». Coinvolta in parte anche la confinante Eritrea

Sfollati in fuga dal Tigray verso il Sudan
Il conflitto tra l’esercito etiope e il Tigrayan People’s Liberation Forces, il Tpf, senza segnali di tregua. La presa del capoluogo regionale Makallè l’obiettivo militare dell’esercito etiope, e l’arresto di quella che il premier etiope chiama la «cricca criminale del Tplf» l’obiettivo politico che da Adiss Abeba cercano di ridurre in «operazione di polizia».
Guerra invisibile ed Eritrea in campo

Nel Tigray le connessioni telefoniche e Internet sono interrotte e l’accesso all’area è strettamente controllato, ma, segnala Fabrizio Floris sul Manifesto, «quello che filtra segnala a tutti gli effetti la dimensione di una guerra che non sarebbe più solo interna, ma coinvolgerebbe anche l’Eritrea e non, come si ipotizzava nei primi giorni, un semplice hub logistico di truppe etiopi. Secondo Human Rights Concern, nel Tigray sarebbero presenti truppe eritree, un migliaio di soldati tra fanteria e divisioni corazzate, coinvolti nei combattimenti.

Etnicizzazione del conflitto e Jugoslavia africana
Si profila un’etnicizzazione del conflitto tra i vari popoli che vivono nel territorio oggi noto Etiopia. Vengono ritirate fuori vecchie mappe dove tutto il confine con il Sudan era territorio Amhara, la regione molto più vasta di quella abitata oggi dai ‘tigrini’. Tutti fatti che fanno riemergere dispute decennali sulla terra tra tigrini e amharini. «Per i tigrini sembra profilarsi, secondo Alex de Waal di World Peace Foundation, la ‘terza woyane’, ribellione.

‘Woyane’, ribellione
– La prima woyane fu nel 1943 contro Haile Selassie, repressa dalla Royal Air Force britannica che bombardò Makallè dalla sua base in Yemen;
– la seconda fu l’insurrezione del 1975 contro la giunta militare del Derg, ma quella odierna «potrebbe essere la peggiore».
– Come hanno scritto i vescovi eritrei «una volta che una guerra è iniziata, nessuno può sapere quando e dove finisce».

Pulizia etnica e false bandiere
Crudeltà e inganni. Il governo etiope accusa il Tplf di utilizzare uniformi simili a quelle dell’esercito eritreo per «dimostrare l’aggressione dell’Eritrea al Tigray». Il governo sostiene, inoltre, che tra i rifugiati fuggiti in Sudan, vi siano agenti del Tplf infiltrati per svolgere attività di disinformazione. Forse per questa ragione sono stati dispiegati militari dell’esercito etiope lungo il confine con il Sudan. Una presenza che sta bloccando il flusso di rifugiati -già oltre 40 mila- che cercano di attraversare il fiume Sittet a Hamdayit.

Come l’asinello della foto di copertina

REMOCONTRO

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